Testi e Recensioni a cura di:   Pola Palmaroli

1859:

A) L’arte vera è la negazione della naturalità: non c’è arte nel momento in cui si imita specularmente la natura. E quindi la fotografia, riproducendo una copia esatta di questa, non può che presentarsi come opposta all’arte. Charles Baudelaire

B) La fotografia è la palestra dei pittori mancati, di chi non ha mai avuto talento e di chi non ha avuto costanza negli studi. La fotografia, dunque, dimostra nuovamente la sua inettitudine all’arte per il fatto che non richiede a chi la pratica quelle capacità mentali e ideali che invece caratterizzano il “vero” artista. Charles Baudelaire

1919:

A distanza di 160 anni da queste invettive che il poeta francese inviò alla neonata fotografia, ricordando che Il brevetto della daguerrotipia è del 1839, osservo il ritratto di Gianluca Moretto e torno indietro nel tempo a Nadar, il primo famoso ritrattista della storia che abbia intuito le potenzialità del mezzo e del linguaggio fotografico.

La gente all'epoca chiedeva di poter conoscere attraverso i ritratti i miti del teatro, della musica, della politica, della letteratura, degli artisti di ogni tipo e provenienza, di cui sentiva parlare attraverso i giornali, nelle recensioni delle loro opere e delle loro interpretazioni. Nadar soddisfò tale bisogno e diede il via allo sviluppo dell'arte fotografica pochi decenni prima che nascesse il cinema con i fratelli Auguste e Louis Lumière. Dobbiamo ai francesi sia la nascita della fotografia che quella del cinema.

Gianluca Moretto ha ritratto Marco Paolini, drammaturgo, regista, attore, scrittore e produttore, ed è nello sguardo che noi percepiamo un'energia straordinaria, è da quell'incrocio di riflessi e di calore umano che ci lasciamo attrarre. 
Qui davanti a noi non abbiamo solo un volto capace di esprimere tutta la gamma delle emozioni umane, che le abita come se fossero la sua seconda pelle. 
Qui abbiamo anche lo sguardo del fotografo che si riflette nel sorriso pacato ed appena accennato dalle labbra e dalla luminosità dello sguardo dell'attore. Si conoscono bene e si vede da come è rilassato mentre lo sta osservando, la mano appoggiata al viso, un incrocio di emozioni che non è sufficiente spiegare con la capacità empatica di entrambi di comunicare se stessi in quel preciso istante e che costituisce la magia della fotografia e la potenza espressiva del suo mezzo.

Quando due essere umani si guardano da questa luce traggono ulteriori motivi per meglio conoscersi, per comunicare l'uno all'altro che ci sono e sono connessi i loro pensieri, che sono disponibili e che si sentono al sicuro mostrando la propria anima.
Qui siamo di fronte non solo ad un ritratto ma all'essenza dell'amicizia, alla corrispondenza biunivoca tra due esseri che si sono fotografati a vicenda.
Noi vediamo solo uno dei due nel ritratto, se osservate meglio negli occhi dell'attore e nell'espressione che ci dona il suo viso troverete anche il fotografo e quella comunione di pensieri che è energia pura.
Il poeta francese Charles Baudelaire non aveva la minima idea della rivoluzione e dell'evoluzione della fotografia che non ha tolto nulla alla pittura ne alle altre arti visive, piutttosto ha sdoganato un modo di cogliere la realtà per sublimarla attraverso la scrittura della luce nell'istante stesso in cui si posa su un volto ed incontra allo specchio quella dell'anima che emerge da uno sguardo struggente ed indimenticabile come quello catturato dal fotografo.

Grazie Gianluca Moretto, grazie a Marco Paolini.

Gli esseri umani possiedono gli occhi non solo per imparare a vedere e riconoscere il mondo che li circonda ma, soprattutto, per far parlare il loro cuore e per trasformare in eco la voce della loro anima. Gianluca hai colto la storia di un uomo ed il privilegio di poter sostenere quello sguardo da pari a pari coincide con il riflesso di se stessi che gli occhi inviano l'uno all'altro. Chi guarda è a sua volta guardato, l'obiettivo fotografico non separa ma unisce in un istante tutto ciò che mai era uscito dalle vostre voci. "Tra uomini d'onore", si diceva un tempo, basta stringersi la mano, guardarsi negli occhi, per essere sicuri che un'alleanza od una promessa saranno mantenute. In questo ritratto la promessa abita il desiderio ed il bisogno di non rinunciare mai alla propria umanità, a non vergognarsi delle proprie rughe che contengono le emozioni ed ogni aspetto dell'esistenza vissuta. Nei dipinti da Rembrandt in poi l'analisi introspettiva di un volto ha permesso di conoscere i soggetti ritratti, di farli nostri, di trovarci tratti comuni a quelli di coloro che abbiamo conosciuto ed anche amato. La luce nel suo sguardo Gianluca l'ha rapita con dolcezza rendendola struggente carezza di un'anima che ha conosciuto tutto ciò che l'umano sentire può offrire, nel bene come nel male. Sostenere uno sguardo come quello che abbiamo di fronte a noi è garanzia di altrettanta umanità, quando il fotografo comunica con il soggetto che ha davanti a sé si crea una fusione di intenti e di esperienze che ha la stessa intensità di una stretta di mano, di una pacca sulla spalla, di un sorriso malinconico che ci raggiunge e ci abbraccia superando i confini del tempo e dello spazio. In un attimo due vite si sono guardate, dentro di loro e tutto è cambiato, nessuno di loro due ha cercato riparo per pudore o per dignità, perchè chi cerca la verità nell'uomo non conosce vergogna ne orgoglio. Grazie Gianluca e grazie a quest'uomo che ci ha permesso di penetrare a fondo la tua tensione creativa mai paga di se stessa e sempre pronta a misurarsi con l'umanità, un valore aggiunto simile ad una promessa antica, mantenuta con "onore" e con "passione" in ogni tuo ritratto per trasmetterci ciò che di meglio l'uomo ha fatto dell'uomo.

Il percorso di formazione di un artista passa da quello dell'uomo e uando una forte personalità è creativa e sa guardare con estrema lucidità nell'animo umano la sua forza espressiva si manifesterà sempre indagando la realtà sensibile ed ogni aspetto che ne farà parte, nel bene come nel male. 
La sua ricerca porterà tormento ed estasi, ovvero ad uno stato di isolamento e d’innalzamento mentale a causa di un’intuizione o di un’emozione particolare che porterà a concretizzarla. 
La capacità di un artista di far uscire da sé e di sé l'essenza dell'umano sentire, mettere letteralmente fuori, rendere visibile e comprensibile, condividere con un linguaggio affine alla propria natura tutto ciò che ha compreso e visto anticipando i suoi contemporanei realizza il sogno antichissimo dell'uomo di poter conoscere se stesso fino al punto di anticipare le proprie azioni.
Un Omero modernissimo che non crea nuovi miti ma li svela, li spoglia, li analizza, rivolgendosi a nuovi dei mortali più che mai e, ad un dio sconosciuto immortale più che mai, con la consapevolezza che le risposte si trovano nelle domande.
Tutto questo dona ad un artista una sensibilità esacerbata, contrasti simili a specchi deformanti, crea connessioni fra idee e fatti, si hanno mutazioni profonde nella tettonica a zone della storia umana perchè ad alcuni è concesso di leggerla in anticipo sui tempi. 
Il pensiero umano e l'arte che lo sublima si alleano in un coinvolgimento che consente all'artista di svolgere le funzione del burattinaio e del burattino svelandone gli intenti e le dinamiche.
Ci sono momenti il cui un artista fa parlare il silenzio, sottolineando le pause fra le note in uno spartito musicale umanamente sensibile all'aspetto tragico od a quello più surreale delle vicende umane da cui trae origine.  
Chi va in profondità e rivolta come un guanto la storia dell'uomo suo contemporaneo riscopre le radici da cui proviene capaci di proiettarlo in diversi piani visivi della storia umana e di indurlo a scegliere, ad agire, a parlare, a far riflettere chi ha davanti a sé creando nuove connessioni con la storia di tutti i giorni, disvelando tutto ciò che è stato nascosto o taciuto, mascherato o sepolto.
La parola che esprime il pensiero e l'intuizione che da esso ha origine, la capacità cognitiva tradotta dallo sviluppo dei linguaggi e della voce umana comunica un agire che fa uscire dall'isolamento l'uomo che sceglie di esercitare questa sua funzione.
L'uomo, l'attore, il regista, lo scrittore... che potete osservare in questo scatto ha raccolto e fatto uscire da sé tutte le voci ammutolite o dimenticate, fuoriuscite da tragedie o da vicende umane che l'artista ha reso narrazioni, cronache struggenti ed indimenticabili di vite umane. 
Decidere di entrare in connessione con i propri simili, con le loro vite, voler capire cosa è accaduto ad una comunità o ad un singolo individuo perchè non esiste nessun premio che la verità possa compensare con la perdita della facoltà di disporre liberamente di sé stessi e delle proprie scelte di vita.
In questo ritratto emerge tutto questo ed altro ancora.
Ricordo un'opera poetica americana dove a parlare erano i morti attraverso i loro epitaffi. Ognuno ritrovava la sua storia e la sua voce grazie al poeta, per poter descrivere lucidamente il proprio destino, i rimpianti, la rabbia, la dolcezza di un istante che abbatteva le mura costruite tra vivi e morti.
L'incontro tra Gianluca Moretto e Marco Paolini fotograficamente dà voce sia all'uomo che all'artista, resuscita tutte le voci che in lui hanno preso di nuovo corpo e senso, risulta spontaneo, a noi che lo stiamo guardando, specchiarsi nelle mille anime che l'artista ha raccolto in sé restituendo loro la voce. Ci si riconosce nel cuore di un uomo che ha tramutato il tormento dell'esistenza umana nell'estasi di comprenderla e di custodirla per sempre nella memoria collettiva. 
Donare dignità alla memoria comune, essere umanamente pronti ad accogliere il meglio ed il peggio della propria natura per scegliere dove andare, cosa realizzare ed inseguire rinunciando talvolta a se stessi è quanto di più coraggioso si possa decidere di affrontare.
Se in uno ritratto tutto questo emerge allora il fotografo ed il soggetto si sono confrontati compenetrando la propria natura a vicenda, hanno reso le proprie affinità una via di comunicazione potentissima per decifrare i punti di incontro e tradurli fotograficamente con la scrittura della luce e delle ombre.
Chi decide di accoglierle e di farle sue ha il volto tratteggiato da rughe simili ai greti di fiumi profondi incisi dal loro corso, ha occhi che emanano un riflesso in cui si possono rispecchiare i vissuti umani della storia dell'umanità. 
Grazie Gianluca Moretto, grazie Marco Paolini, accogliere lo sguardo l'uno dell'altro porta ad uno scambio continuo di energie e di emozioni cui il ritratto dona un'aura struggente di malinconia cui abbandonarsi con dolcezza.
Fotografo ed attore qui si fondono nell'intimo ed intenso ritratto di chi all'umanità ha sempre diretto la sua attenzione e passione per conoscerne sia il tormento che l'estasi, la luce ed il buio.
Grazie di esserci.

L''uso della "camera oscura" spiegherebbe nella pittura fiamminga alcuni dei sorprendenti effetti di luce dei quadri di Vermeer, in particolare i curiosi effetti "fuori fuoco" che si riscontrano in taluni dei suoi capolavori, dove alcuni particolari sono perfettamente a fuoco e altri no, con un tipico effetto riscontrabile nella moderna tecnica fotografica.
Tale utilizzo era perfetto per il pittore fiammingo per definire l'esatta fisionomia dei personaggi raffigurati e la precisa posizione degli oggetti nella composizione dei dipinti.

Leggo queste consierazioni e poi osservo la tua proposta Gianlucadove i dettagli dell'ambientazione, l'inquadratura perfetta da un punto di vista prospettico, la messa a fuoco del soggetto accarezzato da una luminosità naturale morbida che ha dello straordinario, ci consentono di poter osservare perfino le vene sul dorso della mano, le linee del corpo e gli angoli definiti dalle ginocchia e dall'articolazione della spalla, il panneggio della stoffa e quel color rosso cangiante, smaltato, dell'abito. Tutto ciò si fonde con i chiaro-scuri sontuosi che definiscono la tensione dei muscoli sotto la pelle, le proporzioni ed il fascino delle stesse. dando vita ad un'armonia di forme e di geometrie sbalorditiva.

Rimango incantata, piacevolmente stupita, ci doni Gianluca quella gioia soffusa che si prova sempre di fronte ad un'opera d'arte.
Pefino la pavimentazione risulta protagonsita nella tua visione, grazie sia al riflesso della balaustra che ai ghirigori del marmo sui cui poggia uno dei piedi della modella con l'ombra della scarpa e del tacco che rendono sensuale le gambe accavallate, una postura che richiama il desiderio della donna di farsi abbracciare dalla poltrona e dalla luce, un'implosione interiore che interessa anche la superficie significante del linguaggio del suo corpo.

Lo sguardo e la cornice dei capelli valorizzano il profilo e poter attingere a questo universo dove la fotografia incontra la pittura sublimandosi a vicenda è un privilegio. Grazie Gianluca!